sabato 23 maggio 2015

SCARTI DI CAFFE'


Scarti di Caffè  (Coffea arabica)


Famiglia  Rubiaceae

Classificazione (USDA 2007)

Sottoregno
Tracheobionta
Superdivisione
Spermatophyta
Sottoclasse
Asteridae
Rubiales
Rubiaceae
Coffea L.
Coffea arabica L.


In Brasile, entro il 2010 il Biodiesel addizionato al gasolio ammonterà al 5% nella regione di San Paolo, il polo centrale ed economico del paese. Per far fronte alla richiesta di biodiesel  e per conservare una quota sufficiente per l'export al fine di ripristinare le esauste casse statali si cerca di riutilizzare al meglio le risorse fornite dall'agricoltura locale. L’estrazione dell’olio e la sua transisterificazione dal caffè di bassa qualità e quindi scartato  va visto in questa ottica.
Dopo tre anni di test, realizzati dall'Universidade Federal de Minas Gerais è stata comprovata la fattibilità in termini di convenienza energetica ed economica del processo d’ estrazione dell’olio dal caffè di scarto e la sua transisterificazione in biodiesel. Lo studio realizzato dalla UFMG (Università d’ingegneria di San Paolo)analizza la produzione di combustibile a partire dai chicchi di caffè non selezionabili per la produzione a scopo alimentare. L' olio di caffè, può essere utile nelle fattorie e cooperative produttrici di caffè, come combustibile per macchinari, trattori e camion. Prima dei benefici economici, la nuova alternativa ridurrebbe l'impatto ambientale del mondo rurale.
 La tecnologia per la produzione di biodiesel a partire da grassi inadatti al consumo è in fase di perfezionamento. I grassi difettosi rappresentano, in media, il 20% della produzione nazionale di caffè, che in media corrisponde in Brasile a qualcosa come 40,62 milioni di sacchi da 60 chili, senza alcuna altra destinazione d’uso (Conab, 2004).
In Brasile il maggiore produttore mondiale di caffè è il Minas Gerais che produce quasi la metà del caffè nazionale. La previsione é che circa 26 milioni di sacchi saranno esportati e il restante della produzione finirà nel mercato interno. I risultati del progetto realizzato nel Minas Gerais mostrano che da circa 100 chili di caffè, é possibile ottenere 12 chili d’olio.
Di questi 12 kg, nove saranno convertiti in biodiesel.
In confronto con altre oleaginose la produzione d’olio a partire dal caffè é molto bassa. Dal seme di soia, per esempio, s'ottiene il 20% di olio. Dal ricino, la popolare “mamona” brasiliana, s'ottiene in media il 45% d'olio, dal babaçu il 66%.
 Ma in un’ottica di riduzione degli sprechi in agricoltura e rientro nei parametri di Kyoto le basse rese in olio offerte dal caffè sono più che sufficienti dato che fino ad ora il caffè non selezionabile per la vendita veniva destinato ad usi meno remunerativi o incenerito (Estadao.com.br, 7/2006).
     

 G.N.

martedì 19 maggio 2015

BAMBOO (Bambusa arundinacea )

Bamboo (Bambusa arundinacea)

 Classificazione (Usda, 2007).

Bambusa arundinacea
Regno.
Plantae – Piante
Sottoregno.
Tracheobionta – Piante vascolari
Superdivisione.
Spermatophyta – Piante a seme
Divisione.
Magnoliophyta – Piante a fiore
Classe.
Liliopsida – Monocotiledoni
Sottoclasse.
Ordine.
Famiglia.
Poaceae – Graminacee
Tribù
Bambusoideae
Genere.
Bambusa
Specie.
Bambusa arundinacea Willd- Bamboo.

La tribù Bambusoideae racchiude più di 1.300 specie. Vi sono più di 130 generi di bamboo legnosi e  25 generi di bamboo erbacei allo stato spontaneo.

Distribuzione 
Selvatico in più parti d’India tropicale e nel Pakistan, cresce fino a 1.000 d’altitudine nei Nilgiris e colline nell'India meridionale; Nord Cina (RE, 1996).

Ecologia 
Probabilmente vegeta dal clima Subtropicale a Tropicale molto asciutto nelle zone umide della foresta. Il bambù spinoso tollera una precipitazione annuale da 6 a 40 dm, temperatura annuale da 18 a 29°C, e pH da 5 a 6,5 (RE, 1996). Vuole climi tropicali e subtropicali, cresce bene nelle aree moderate caldo umide ma prospera meglio in condizioni d’assenza di freddo, su  suoli fertili con buon approvvigionamento di acqua. Richiede una temperatura media dai 20 ai 30 C°. Alcune specie di Bamboo possono resistere a periodi di freddo intenso ed anche a temperature provvisorie a -30 C°. E’ per questo coltivato in Germania con discreto successo. Le colture europee non raggiungono le produzioni quantitative asiatiche o comunque tropicali. Il bambù richiede precipitazioni annuali di 1.000-1.200 mm e 300 mm per mese durante la fase stagionale di crescita.In India il Dendrocalamus strictus sopravvive con 750-1.000 mm di piogge annuali. Nel suo ambiente naturale il bambù da le rese riportate in Tab. 6.4.3. Come si denota sono molto alte già nel suo habitat in Asia dove è specie dominante e forma fitte foreste.

Descrizione 
Il Bambù è una pianta vigorosa e molto alta con culmo sottile per gran parte della ciclofisi che parte da un rizoma sotterraneo. Sono erbacee legnosi giganti che vivono tra il 40° parallelo nord e sud. Possiamo dividere le specie di bamboo conosciute in due categorie.
 I simpodiali crescono in blocchi compatti dal rizoma che non ha gemme e radici.
 I monopodiali che crescono sparsi l'un l'altro e hanno radici e gemme sui rizomi,
le gemme rizomatose sbocciano conducendo alla crescita di culmi nuovi e distanziati tra loro. Molte specie hanno un’intensa ramificazione.
Ha gambi spinosi, numerosi, alti fino a 40 metri e con 20 cm di diametro, curvi in cima; ramificato, internodi lunghi 30–45 cm. In tre o quattro mesi raggiunge i 10-40 metri in altezza e 20 cm di diametro. I giovani germogli sono avvolti in un fodero ceroso e coriaceo peloso con un feltro marrone di peli setolosi; foglie lineari,  20 cm lunghe, glabre sopra, setolose sotto.
Le branche sono spesso prodotte da gemme laterali vicino alla cima del culmo senza che questo rallenti la sua crescita. Le branche possono andare incontro ad una ramificazione secondaria e terziaria e infine portano le foglie. La pianta porta l’infiorescenza su  un panico enorme. La fase riproduttiva vera e propria è raggiunta tardi o non viene raggiunta mai del tutto, difatti la fioritura avviene dai 15 ai 120 anni di vita. Molti bamboo muoiono senza aver mai fiorito. I fusti sono costituiti da lunghe fibre larghe da 1,5 a 3,2 mm sono compresse tra loro e formano fino al 70% del peso del culmo. Questa qualità rende il Bamboo ideale come materia prima per polpa di cellulosa per fare la carta, costruzioni, e legna da ardere dal buon potere calorifico. (RE, 1996)

Chimica 

Il gambo consiste quasi completamente di cellulosa e emicellulosa e lignine, con una piccola quantità di resine. I fusti contengono al netto dell’acqua il  3% in cenere, 2% in silice, 6% in soluti, 19% in  pentosani, 30% in lignina, e 57% in cellulosa. I giovani germogli contengono lo 0,03% in HCN e vanno trattati prima del consumo. Dalle radici s’estraggono medicine popolari antitumorali e dalle foglie e gambi un insetticida contro le zanzare. (Duke, 1983).

 Usi vari

I germogli appena spuntati  sono consumati come cibo in India, Cina, Giappone.
Il legno è usato in Cina per uso locale in lavori di falegnameria  e per costruzione.
I semi sono commestibili e usati in periodo di ristrettezze alimentari. Le specie usate per i germogli come ortaggio includono  B. Munro cornuta, B. multipla Raeusch, B.Munro oldhami, B.Robx. spinosa, B.Robx. tulda. Le specie usate per fornire materiale da costruzione ed altri scopi simili includono il B. Robx. balcooa (uno dei migliori e più forti per la costruzione), B. multipla Raeusch (culmi  usati per la carta), B. Roxb. nana, il B.McClure  pervariabilis (costruzione pesante), il B. Munro polymorphs (tetti di case, pavimenti e muri), il B. McClure sinospinosa, il B. Robx. spinosa (bambù di legname), il B.McClure texilis, il B. Roxb. tulda, B. Munro tuldoides (fibre tessili, stuoie, cappelli, cesti e corde), B. Schrad vulgaris. (polpa), B. Munro beecheyana importante fonte di germogli commestibili e commerciali (Duke, 1983). Il bamboo può aiutare a ripristinare terreni salini e a prevenire l’erosione del suolo.
(RE, 1996).  

Usi energetici.

Ha un doppio uso. Fornisce polpa di cellulosa di gran pregio e può fornire materiale combustibile d’elevata qualità. Adesso l’uso come fuel crops è minoritario rispetto agli altri dato che il bamboo ha svariati usi che fanno sì che la domanda sia sempre piuttosto alta rispetto all’offerta in modo che il prezzo sul mercato dei prodotti lavorati lo fanno preferire all’uso come combustibile grezzo (RE, 1996).

Il potere calorifico della biomassa è molto elevato ed è sui 4.600 cal/gr. Questo unito alla sua alta produttività ne fa una coltura da biomassa molto promettente.Il legno ha un potere calorifico sui 4.900 cal/g.

Germoplasma. 
Esistono varietà migliorate e selezionate per tollerare insetti, lateriti, pH basso, pendii, ed erbacce (2n = 72, 70).   Sono state messe a punto varietà a scopi energetici a partire dalle specie spontanee Dendrocalamus strictus dall’India noto per la sua bassa richiesta d’acqua e il Phyllostachys bambusoides dal Giappone noto per la sua alta produttività.    .

Coltura
Richiede terreni molto fertili e ben drenati. Suoli argillosi limosi e limosi. Sopporta alte concentrazioni saline. Viene propagato agamicamente come la canna da zucchero da segmenti di culmo ma anche da branche, dai germogli e dai frammenti di rizomi. Se disponibili, si propaga gamicamente usando i semi. Le plantule da seme impiegano dai 2 ai tre mesi per raggiungere i 10 cm d’altezza.Vanno quindi trapiantate. Sempre più successo ha la propagazione in vitro. Essa è divisa in micropropagazione ed embriogenesi. La micropropagazione se ben fatta genera piante dalla produzione più alta e che fioriscono prima e più regolarmente. In India il bambù è concimato con N:P:K 100, 50, 50 kg/ha.
Il bambù ha una produzione se fertilizzato tre volte superiore rispetto al bambù non concimato. Studi condotti in Cina affermano che per 1.000 kg di bambù prodotto vengono asportati 2,8 kg d’azoto, 3,6 di potassio e 0,36 di fosforo (RE, 1996) Il bambusa arundinacea è il più rustico e resistente agli attacchi parassitari.(Duke, 1983).

Produzione
Il periodo di crescita è da aprile /maggio a settembre nei climi europei. Viene coltivato per Biomassa in Italia, Spagna, Germania. In India piantagioni di Dendrocalamus strictus producono circa 27 t/ha in 18 mesi con una densità di coltura di 10.000 p/ha. I culmi nuovi cominciano a crescere lentamente, ma la crescita si avvicina presto ai 30 cm/giorno con i 75 cm  registrati in un giorno solo in Sri Lanka. Il Bambusa vulgaricus produce più di 10 t di polpa di cellulosa asciutta e pulita per ha/anno in Trinidad

Patologia
Nel suo habitat il bambù è attaccato da varie forme di Fusarium spp e Pythium. Il culmo dal  Hypoloxylon rubiginosum. Larve e insetti attaccano rizomi e culmo apportando danni a volte rilevanti.  Il controllo parassitario è richiesto ai tropici dato che in queste zone il bamboo ha mercato come legno da costruzione e mobilio e quindi deve apparire senza imperfezioni. Se invece è usato a fini energetici la lotta deve essere guidata e mirata, dato che possiamo tollerare perdite qualitative.     
 .


Tab.1
Resa annuale in peso secco di varie specie di Bamboo nel loro ambiente naturale
(RE, 1996).


Nome binomiale
Paese
Produzione (t/ha)
Bambusa tulda
India
3
Dendrocalamus strictus
India
3,5
Melocanna baccifera
India
4
Melocanna bambusoides
Bangladesh
13
Phyllostachys bambusoides
Giappone
14


G.N.

lunedì 18 maggio 2015

PALMA DA OLIO (ELAEIS GUINEENSIS)

Palma da olio (Elaeis guineensis)


Famiglia: Palmaceae

Classificazione. (Usda, 2007).

Elaeis Jacq.- Palma da olio
E. guineensis- Palma da olio africana

La palma da olio comprende  due specie appartenti alla famiglia delle Arecaceae. L'olio di palma è prodotto principalmente dalla palma da olio africana, la  Elaeis Guineensis natia dell' Africa ovest, tra Angola e Gambia, mentre la palma Oleifera americana  è natia dell' America Centrale e tropicale e del  Sud America. Le palme mature sono monocauli, e crescono fino a 20 metri. Le foglie sono pinnate, e giungono a 3-5 metri di lunghezza. Una giovane palma produce approssimativamente 30 foglie in un anno. Palme di più di 10 anni producono approssimativamente 20 foglie in un anno. I fiori sono prodotti in grappoli densi; ogni fiore individuale è piccolo, con tre sepali e tre petali. La frutta impiega cinque, sei mesi per maturare dall'impollinazione alla maturità; comprende uno strato esterno ed oleoso, uno carnoso (il pericarpo), con un solo seme (il nocciolo), anche ricco in olio.  Diversamente dalla palma da cocco, la palma da olio non produce offshots; La propagazione si fa dai semi. Quando i frutti sono maturi sui grappoli, un singolo grappolo arriva a pesare fino a 40-50kg. La drupa, pericarpo e semi sono usati per produzione di sapone e olio commestibile. Gradi diversi di qualità dell'olio sono ottenuti dal pericarpo e dal nocciolo, con l'olio del pericarpo usato principalmente per cucinare e l'olio del nocciolo o palmisto come lubrificante o nell’industria alimentare.

Per ogni ettaro di palma da olio si hanno in media  10 tonnellate di frutta che producono 3.000 kg d’olio dal pericarpo e 750 kg di semi che danno 250 kg d'olio di palmisto e 500 kg di torta residua. La torta residuale è usata come concentrato dagli allevamenti zootecnici. Alcune varietà sono molto più produttive arrivando sui 6.000 litri d'olio ad ettaro in totale e facendo sì che queste piante siano tra le più interessanti per il settore del biodiesel. La palma da olio africana fu introdotta a Sumatra e nell'area della Malaysia nei primi del 1900. Molte delle più grandi piantagioni di palma ora sono in questa area, in Malesia cresce su 20.000 Km quadrati di superfice.

La Malesia è il più grande produttore del mondo con il  47% di produzione  mondiale. Nell’area, la distruzione della foresta naturale  tropicale per lasciar posto alle piantagioni è un dramma reale. In Indonesia si produce il 36% dell'olio di palma al mondo. L'uso come biodiesel è più che una promessa ma una realtà concreta.  L'Australia e il Belgio importeranno olio di palma per bruciarlo in centrali termoelettriche (Malaysian Palm Oil Council, 2007). L'olio di palma nella Repubblica del Congo, e in tanti altri paesi africani è estratto ancora artigianalmente pestando i frutti e bollendoli in grandi contenitori, l'olio tenderà a risalire e verrà raccolto.
L'acqua evaporando si separerà dall’olio rossastro. La produzione dell'olio di palma al mondo durante il 2005-2006  è stata di 39,8 milioni di tonnellate  delle quali 4,3 milioni di tonnellate erano d’olio di palmisto. È di gran lunga l’olio tropicale  più estesamente prodotto, e  costituisce il 34% della produzione d’olio commestibile mondiale. La società UNILIVER ha da poco sviluppato una tecnica di clonazione che permetterà d'ottenere produzioni maggiori del 500% per la palma da olio (Formica, 2002).
Molte altre palme possono essere in grado in un prossimo futuro di garantire rese elevate d’olio. In Brasile le palme locali amazzoniche sono oggetto d’intensi studi nella speranza di trovare la palma da olio del futuro (vedi articolo sulle “Neglected crops”).

G.N.


sabato 16 maggio 2015

LE FUEL CROPS TROPICALI


Il legname da ardere è la principale ed unica risorsa energetica per oltre 2,5 miliardi di persone, cioè quasi la metà della popolazione mondiale. Se in Europa copre solo il 5% del fabbisogno di combustibile domestico nei paesi in via di sviluppo s'aggira sui 20% e raggiunge valori del 90 % nell’Africa rurale (Formica, 2002).
La maggior parte del consumo di legna da ardere al mondo è da imputare alle oltre 400.000.000 di nuclei familiari del mondo non industrilizzato (Smil, 1991).Nei periodi di siccità alberi e arbusti sono spogliati o interamente distrutti  ad un ritmo superiore a quello della naturale loro ricostituzione e gli abitanti dei villaggi debbono percorre distanze sempre più crescenti per procurarsi il legname.In India e in Africa si brucia lo sterco bovino in mancanza d'altro che sarebbe più utile come fertilizzante, nella sola India lo sterco usato come combustibile equivale ad un terzo del consumo annuale di tutti i fertilizzanti chimici (Formica, 2002).
Purtroppo è impossibile fornire un resoconto preciso del co nsumo di biomassa dato che la maggior parte del raccolto e dell’utilizzo di tali combustibili viene svolto dagli oltre  400 milioni di nuclei familiari del mondo non industrializzato. A livello nazionale sono però disponibili numerose approssimazioni che mostrano come la dipendenza dell’energia da biomassa sia superiore all’80% per la maggiorparte dell’Africa a Sud del Sahara, circa il 50 % per l’Indonesia, il 40% per l’India  e il 30% per Cina e Brasile. In Cina vi è un deficit enorme di biomassa da ardere.
Circa il 60% del numero totale di contadini (500 milioni di persone circa) subisce  un grave deficit di combustibile  per almeno 3-5 mesi all’anno; limitiazioni alla sussistenza di questo tipo sono diffuse in molte altre regioni del mondo.
In Africa le zone colpite più gravemente sono il Sahel, la Namibia, lo Swaziland, il Lesotho e nella parte meridionale, alcune parti del Botswana. In Asia ,invece sono le colline Nepalesi, vaste zone dell’India, il Bangladesh, il Pakistan, l’Afganistan e la Tailandia; in America infine è colpita la maggior parte dell’America Centrale e alcune zone Andine (Fao, 1980).
La coltura ideale da legna d'ardere ai tropici dovrebbe essere a crescita veloce come l'eucalipto senza favorire il fuoco nè essere ricco in oli essenziali  tossici o altre sostanze, rigettare dopo il taglio in modo da poter essere adoperato nella SRF, arricchire il suolo come le leguminose arboree senza essere per questo a crescita lenta, avere adattamenti fisiologici per diminuire la traspirazione senza che la fotosintesi ne abbia a risentire e permettere la crescita d'un sottobosco o in ogni modo non interferire in modo negativo con le piante e gli animali locali. Infine a tutto ciò dovrebbe unire un ottimo potere calorifico e un basso contenuto in acqua. La coltura in questione potrebbe anche essere arbustiva (come la ginestra in Europa meridionale)o erbacea che secchi rapidamente a maturazione e si presti a essere trasformata in pellet ad alto valore energetico.
Per l'uso in zone rurali è stato evidenziato da studi della Fao in Africa, come le donne cui è affidato il compito di procurare la legna per cuocere il cibo preferiscono gli  arbusti perchè più facili da tagliare e trasportare.
 Disponiamo di già di molte specie arboree e arbustive tropicali che possono addirsi comunque.
 Il genere Prosopis e Leucaena ad esempio ma anche la Casuarina equisetifolia, alberi a crescita moderata o alta, essenze arboree che fissano l'azoto al terreno rendendolo più fertile e dando al contempo legna da ardere (Tab.6.4.1). Nessuna d'esse può dare al momento le stesse garanzie dell'eucalipto, soprattutto alla grande industria del legno e ai grandi piani di sviluppo statali che in genere preferiscono questa pianta molto studiata e da decenni coltivato in maniera estensiva (la famosa velocità di crescita dell’eucalipto in situazioni di stress diminuisce di molto e per molti botanici è minore delle piante arboree indigene a parità d’input) ma in ogni modo non danno molti dei suoi effetti collaterali.
Riporto una lista di pianta da riforestazione per legna da ardere e per usi anche di pregio  divise per tipologie climatici ai tropici:

Semidesertico (200-400 mm annui di piogge): Acacia senegal, Chilensis albida, C.nilotica, Azadiracta indica, Conocarpus lancifolius, Dalbergia sissou, Eucalipto camaldulensis, E. microtecha, E. tereticornis.

Tropicale secco (200-400 mm): Anacardium occidentale, Callitris spp, Cassia siamea, Dalbergia sissoo, Eucalyptus camaldulensis, E.citriodora, E.microteheca, E.tereticornis.

Semiumido Tropicale (1.000-1.500 mm,stagione secca di 4-5 mesi):

Acrocarpus fraxinifolius, Araucaria cunninghamii, Callitris calcarara, C. glauca, C. intratopica, C.robusta,Cassia siamea, Eucalyptus camaldulensis, Eucalyptus spp. 12 ABL, E.citriodora, E. cloeziana, E. grandis, E. pilularis, E. propinqua, Pinus caribaea, P. kesiya, P. merkusii, P. oocarpa.

Tropicale umido (piogge sopra i 1.500 mm, da 0 a 3 mesi secchi):

Acrocarpus fraxininfolius, Araucaria cunninghamii, Chlorophora excelsa, Chlorophora regia, Eucalyptus deglupta, Gmelina arborea, P.caribaea, P.kesiya, P.merkusii, P.oocarpa, Tectona grandisn (Laurie, 1974).

 Tab.1. Piante arboree azotofissatrici da legna da ardere.(Nft startup guide, 2006). 


TROPICO ARIDO E SEMI-ARIDO
TROPICO UMIDO
ALTOPIANI TROPICALI
CLIMI TEMPERATI
Acacia holosericea                     
Acacia nilotica
Acacia saligna
Acacia seyal
Acacia tortilis
Albizia lebbeck
Cajanus cajan
Casuarina equisetifolia
Dalbergia sissoo
Faidherbia albida
Gliricidia sepium
Pithecellobium dulce
Prosopis alba/chilensis
Prosopis juliflora/pallida
Prosopis cineraria
Acacia auriculiformis
Acacia crassicarpa
Acacia mangium
Albizia saman
Casuarina equisetifolia
Calliandra calothyrsus
Casuarina junghuhniana
Enterolobium cyclocarpum
Gliricidia sepium
Leucaena diversifolia
Mimosa caesalpiniaefolia
Casuarina cunninghamiana
Leucaena leucocephala
Acacia mearnsii
Leucaena diversifolia
Mimosa scabrella
 Leucaena leucocephala
Alnus nepalensis Alnus nepalensis
Alnus acuminata
 Casuarina junghuhniana
Casuarina cunninghamiana
Inga vera.
Caragana arborescens
Alnus rubra
Robinia pseudoacacia
Elaeagnus angustifolia



G.N.





 

venerdì 15 maggio 2015

LE COLTURE OLEAGINOSE PER AMBIENTI TROPICALI E SUBTROPICALI.


Le colture erbacee rispetto alle arboree hanno alcuni vantaggi: minore alternanza, minore competizione tra le piante e quindi sesti più stretti, possibile meccanizzazione spinta della coltura, ciclo colturale più breve, efficienza d’utilizzo d’acqua migliore, migliore capacità antierosiva sullo strato superficiale del suolo (specie se graminacee) grazie alla maggior copertura che garantiscono al suolo, migliore  risposta alla concimazione azotata, migliore rapporto  prodotto/pianta. Le colture arboree però garantiscono più elevati apporti d’azoto al suolo se leguminose, possono essere integrate in sistemi d’agroforestry complessi, danno ombra e riparo e stabilizzano il suolo più in profondità col loro robusto e ampio apparato radicale: prevenendo frane e smottamenti; rimescolando e riportando in superficie elementi nutritivi dagli strati più profondi.
Turbano in generale meno l’agro-ecosistema a patto che non sono monocolture, ugualmente dannose sia erbacee che arboree.


Tab. 7.1.Produzione di seme, olio e proteine da alcune colture oleaginose erbacee coltivate con alti input (Billy, 1999).
                                                                               Resa (kg/ha)
Coltura
Cultivar
Seme
Proteine
Olio
Girasole (Helianthus annuus Mill.)
'Interstate S-7101'
2.240
426
801
Okra (Hibiscus esulentus L.)
'White velvet'
4.677
1.169
794
Soia (Glycine max L.)
'Essex'
3.360
1.008
604
Sesamo (Sesamum indicum L.)
'Paloma'
1.599
671
639
Cartamo (Carthamus tinctorius L.)
'S-108'
555
222
211



 G.N.